Discorso del 20 giugno 2014, tenuto alla manifestazione di Wägital “NO alla strisciante adesione all’UE” di Christoph Blocher, ex-consigliere nazionale e già consigliere federale.

Fa stato la parola scritta e parlata. L’oratore si riserva di deviare anche sensibilmente dal manoscritto.

 

Care cittadine e cari cittadini di Wägital,
Svizzere e Svizzeri in senso cantonale e federale,
Fedeli e cari compatrioti,
Gentili Signore, egregi Signori,

oggi siete venuti in questa valle del canton Svitto, oppure appartenete ai circa mille abitanti di questa stupenda vallata.

I.       La Wägital quale simbolo

La Wägital è situata un po’ in disparte. Nella capitale Svitto, ma anche nella Berna federale, si arriccia a volte un po’ il naso di fronte a questo isolamento.

Ma potete consolarvi, voi abitanti della Wägital! Anche sulla Svizzera si arriccia il naso nella lontana Bruxelles e, ancora di più nella Berna federale. L’eccessivo isolamento che la Confederazione svizzera si permette - distanziandosi dall’attivismo di Bruxelles - non va, ritengono tutti gli eminenti o meglio, i boriosi condottieri, rispettivamente affabulatori del popolo.

Certo, c’è gente che, invece della strada alpina piena di curve della bella Wägital, preferiscono viaggiare sulle larghe autostrade che conducono a Bruxelles e nell’UE.

Oggi ci hanno invitato Kari Mächler e gli scampanatori locali del 1° agosto, alcuni dei quali già nel 1992 ci avevano rumorosamente sostenuto nella resistenza contro l’adesione allo Spazio economico europeo (SEE). Questi scampanatori si sono riuniti in un lontano passato per scacciare, con il loro primordiale baccano, gli spiriti e i cattivi demoni. E ha funzionato anche 22 anni fa.

Grazie alla vittoriosa votazione del 6 dicembre 1992, oggi la Svizzera non è membro dell’Unione europea. Siamo ancora cittadini di uno Stato libero. Perciò possiamo stasera riunirci quali cittadini di uno Stato autonomi e indipendente, nel quale da centinaia d’anni gli Svizzeri decidono loro stessi cosa vige qui, ossia la democrazia diretta tramite le urne!

Grazie all’allora rifiuto di popolo e cantoni, con una partecipazione alle urne da record (78,7%), il nostro paese - nonostante tutte le minacce della classe politica di quel tempo - è rimasto indipendente, libero e in grande prosperità.

Al contrario, l’UE tanto lodata dalla classe politica di allora, si è rivelata essere una costruzione intellettualmente sbagliata. Non vi vediamo l’allora promessa piena occupazione bensì disoccupazione, Stati non fiorenti ma fallimentari, non prosperità, bensì una profonda crisi debitoria.

Anche l’allora pronosticati emarginazione e isolamento della Svizzera si sono verificati. No. Al contrario, da allora centinaia di migliaia di Europei sono affluiti in Svizzera. Perché? Perché vi hanno trovato lavoro e migliori condizioni di vita.

Ma, Signore e Signori, chi crede che la Svizzera ufficiale si rallegri ora, in grata modestia, di aver conservato la libertà, l’indipendenza e l’autonomia, si sbaglia di grosso. Il nostro governo e la maggioranza del Parlamento le vogliono nuovamente distruggere.

II.      Rinuncia alla libertà quale obiettivo politico      

Per questo siamo riuniti qui oggi, per porre fine a questo vergognoso modo d’agire.

Per questo sono oggi qui di fronte a voi, come uno che si è dimesso dal mandato di consigliere nazionale, con un unico scopo: porre fine a queste macchinazioni contro la libertà, la sicurezza e la prosperità del nostro paese.

La situazione per la Svizzera è estremamente grave.

La volontà dei cittadini, l’opinione del sovrano toccato non è più accettata nella Berna federale. La democrazia diretta viene smantellata.

Le decisioni popolari non vengono applicate. L’iniziativa-espulsioni accettata dal popolo non viene attuata. I criminali stranieri sono sempre qui - nonostante che il sovrano abbia decretato quattro anni fa che devono essere espulsi.

Nonostante che il 9 febbraio il popolo svizzero abbia fatto un decisivo dietrofront dicendo basta all’esorbitante immigrazione di massa, si sta agendo contro la volontà del popolo.

Il diritto internazionale - quindi diritto straniero - viene arbitrariamente posto al di sopra del diritto nazionale - quindi del nostro proprio diritto.

Il diritto internazionale deve prevalere sul diritto svizzero. Dei dirigenti stranieri devono comandarci.

L’ultimo colpo: si vuole condurre subdolamente la Svizzera nell’UE.

Cosa rimane allora della sovranità popolare - della democrazia diretta? A quale forma di Stato corrisponde un regime nel quale un singolo o un gruppo di potere impongono il loro volere contro l’opinione della maggioranza dei cittadini?

Signore e Signori, ciò si chiama dittatura!

E in una dittatura, gli studiosi si gettano perlopiù ai piedi dei regnanti. E da noi?

Non abbiamo forse costituzionalisti e professori altamente considerati, che con grande dispendio di tempo, giustificano i nostri dittatori con perizie segretate e pubbliche?

Non abbiamo forse dei giudici federali che adesso pongono non soltanto il diritto internazionale cogente, bensì anche quello generico, un tantino al di sopra di quello nazionale voluto dal popolo.

Signore e Signori, per questo sono qui, e per questo voi siete venuti qui oggi, per far sentire chiaro e forte il messaggio del paese a Berna: “Questo non lo permettiamo.” Adesso basta con questi maneggi nauseanti, antidemocratici, che ricordano le dittature!

III.     Guidarci nell’UE con l’accordo-quadro

Signore e Signori, con il previsto accordo-quadro sull’integrazione istituzionale della Svizzera nell’UE si ripete la votazione del 1992 sullo SEE/UE. Questo accordo-quadro deve condurci – come già l’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) – nell’UE!

E ciò, Signore e Signori, dobbiamo evitarlo, affinché l’indipendenza svizzera continui ad essere garantita – come stabilisce all’articolo 2 la Costituzione federale, quale dovere supremo di tutte le autorità!

Signore e Signori, di nuovo ci troviamo di fronte alla domanda fatale:

Popolo svizzero – cosa pensi dell’indipendenza e dell’autodeterminazione?

Popolo svizzero, scegli la sottomissione o la resistenza?

È necessaria la massima vigilanza. Dobbiamo prepararci adesso alla votazione popolare!

Signore e Signori, non sottovalutate la situazione.

Ome nel 1992, a Berna si dirà: “Si tratta soltanto di un rinnovamento degli accordi bilaterali.” Non si vuole in alcun modo entrare nell’UE. Si tratta solo della via bilaterale. Che tutto ciò ci condurrà nell’UE sarà naturalmente sottaciuto o negato! Per questo è stato creato tempestivamente il “Comitato NO alla strisciante adesione all’UE”.

Signore e Signori, è ovvio che i funzionari UE non gioiscano della “Svizzera Stato non membro dell’UE” e che perciò esercitino pressioni su di noi. Gli Stati dell’UE sono invidiosi sella Svizzera! Come tanto spesso è successo nella storia, la Svizzera è assillata dall’invidia degli Stati europei per la sua libertà.

Ma le pressioni sulla Svizzera sono state la normalità nella storia elvetica!

Ma invece di vedere nell’invidia per la libertà il motivo di queste pressioni da parte dell’UE resistendo a quest’ultime, il Consiglio federale gli presenta il suo programmino di esercizi preliminari. E questo consiste nel cedere a Bruxelles, mostrarsi fermi in Svizzera, di nuovo inchinarsi a Bruxelles, e così via. Sarebbe meglio se il Consiglio federale cambiasse per una volta il ritmo: adeguarsi alla volontà del popolo svizzero e alzarsi invece in piedi nell’UE per opporre resistenza. Oggi i politici svizzeri sono eletti dal popolo elvetico e incaricati di resistere a tutte le pressioni.

Sono eletti e pagati – molto ben pagati – per opporre resistenza, non per cedere.

Signore e Signori, chi ha orecchie per sentire ascolti! Chi ha occhi per vedere veda! Nonostante tutte le belle parole, le dissimulazioni e gli occultamenti delle vere intenzioni, è evidente: attualmente, nella Berna federale la Svizzera viene abbandonata. L’obiettivo politico del Consiglio federale e della stragrande maggioranza del Parlamento, è quello di demolire le colonne portanti dello Stato.

IV.    Annessione della Svizzera senza l’espressa volontà dei cittadini

Signore e Signori, naturalmente si sa oggi nella Berna federale, e lo sanno tutti - politici, organizzazioni economiche e gretti imprenditori – che il popolo svizzero non vuole entrare nell’UE. Mai, da quando si fanno i sondaggi, erano così pochi gli Svizzeri che vogliono entrare nell’UE.

Ogni politico sa anche che l’imminente accordo-quadro, che arriverà in votazione popolare nei prossimi mesi, obbligherà la Svizzera a riprendere automaticamente il diritto UE – anche futuro, quindi ancora sconosciuto – e a riconoscere la Corte di giustizia dell’UE quale istanza giudiziaria.

Diritto straniero e giudici stranieri dovrebbero sostituire il nostro sistema giuridico. La Svizzera non dovrebbe più vivere secondo la volontà del popolo, bensì secondo quella di Stati stranieri! Ciò costituisce un’annessione della Svizzera all’UE – contro l’espressa volontà del popolo.

Signore e Signori, nel 1992 l’allora ancora onesto governo, dell’accordo SEE, con il quale – come oggi – si trattava di riprendere del diritto straniero, scrisse letteralmente nel messaggio del Consiglio federale al Parlamento:

“La nostra partecipazione allo SEE non può essere considerata l’ultima parola della nostra politica d’integrazione. Essa deve essere vista nel quadro di una strategia europea che si deve svolgere in due fasi e il cui obiettivo finale è l’adesione piena e intera della Svizzera alla CE. La nostra partecipazione allo SEE oggi rappresenta una tappa che ci avvicina all’obiettivo dell’adesione."

Per questo, il Consiglio federale inoltrò il 20 maggio 1992 – quindi prima della votazione sullo SEE – una domanda d’adesione a Bruxelles, dove giace ancora oggi e non è mai stata ritirata, nonostante che il popolo svizzero già allora avesse detto NO alla prima tappa SEE.

Signore e Signori, Consiglio federale e Parlamento sanno naturalmente che popolo e cantoni non approverebbero mai un’adesione all’UE!

Perciò s’intraprende di tutto affinché il popolo non possa impedire un’adesione all’UE. Perciò la democrazia diretta deve essere abolita.

Non devono più decidere i cittadini. Amministrazione, governo, parlamento e giudici non terranno conto dei cittadini: per la Svizzera ciò si chiama dittatura.

Anche la nostra corte suprema si è mossa in questa direzione:

Il Tribunale federale ha recentemente deciso ufficialmente che il diritto internazionale primeggia sul diritto svizzero. In particolare con la sentenza che ha annullato l’espulsione di un trafficante di droga macedone, il Tribunale federale ha elevato il diritto internazionale non cogente a misura di tutte le cose. Stanno quindi ponendo al di sopra del diritto nazionale approvato dal popolo non solo il diritto internazionale cogente come il divieto della tortura, il genocidio, l’abolizione del divieto di schiavitù, eccetera, bensì tutto il diritto internazionale generico. I cittadini potranno quindi decidere ciò che vogliono, le loro proprie leggi non conteranno più, varrà il diritto straniero.

Questa sentenza costituisce una violazione della Costituzione. L’articolo 2 della nostra Costituzione federale obbliga anche il Tribunale federale a “tutelare la libertà e i diritti del popolo”, come pure a“ salvaguardare l'indipendenza del paese”.

Ma come era nel 1999, quando si doveva convincere il popolo svizzero di una revisione della Costituzione federale? Nel messaggio di quella votazione si diceva di “avere consapevolmente rinunciato a chiarire la vertenza concernente il rapporto fra diritto internazionale e il diritto federale nell’ambito dell’attualizzazione”. Inoltre - era stato assicurato – la nuova Costituzione “non costituisce un passo verso l’integrazione” e quindi è volutamente “euro-neutrale”. Quando adesso il Tribunale federale dichiara la Convenzione europea dei diritti dell’uomo essere generalmente superiore, sconfessa le promesse fatte e, di conseguenza, tradisce la buona fede.

Signore e Signori, gli alti giudici sembrano aver dimenticato quanto contenuto già nel patto federale del 1291. Allora non fu solo stabilito che la Svizzera non vuole alcun giudice straniero bensì, espressamente fu sottolineato che dai giudici si devono pretendere delle alte qualità individuali. Tutto ciò non ha più alcun valore?

Vedete, Signore e Signori, tutti i tre poteri dello Stato – Governo, Parlamento e ora anche il Tribunale federale – stanno ignorando, eludendo, raggirando e infine eliminando la volontà del popolo.

Bisogna ancora una volta ricordare con Gottfried Keller che ci sono momenti in cui sono i cittadini stessi che devono vigilare affinché le cose vadano nel giusto modo: “Nessun governo e nessun esercito possono difendere il diritto e la libertà, se i cittadini non sono in grado di verificare quanto succede davanti alla sua porta di casa.”

Per questo - Signore e Signori – siamo qui oggi, per “verificare quanto succede”.

V.     Come dovrebbe essere aggirata la volontà del popolo sull’abolizione della libera circolazione delle persone

Ora, Signore e Signori, l’ultimo esempio di come la volontà del popolo dovrebbe essere eliminata, sono i maneggi in corso per far sì che l’articolo sull’immigrazione deciso dal popolo il 9 febbraio 2014, non venga messo in atto. Di cosa si tratta?

Il popolo svizzero ha deciso che la Svizzera gestisce di nuovo autonomamente l’immigrazione. Con contingenti annuali, una priorità degli indigeni sul mercato del lavoro e altre disposizioni!

Il 9 febbraio di quest’anno la Svizzera ha detto addio all’attuale libera circolazione delle persone. Nel contempo, il sovrano ha obbligato il Consiglio federale a raggiungere l’obiettivo dell’iniziativa popolare mediante negoziati con l’UE. Ciò prevede espressamente l’accordo di libera circolazione stipulato con l’UE.

Ma nella Berna federale si vede chiaramente che in realtà non si negozia affatto con l’UE. Si da solo finta. L’obiettivo è quello di portare a casa il più presto possibile da Bruxelles un secco NO. Ci si dirà poi: “Purtroppo è impossibile attuare l’articolo costituzionale!” E ciò significa che s’intende mantenere la libera circolazione delle persone. Questo è il vero obiettivo della manovra politica di Berna.

Un’immigrazione annuale di 84'000 persone – quindi la dimensione delle città di Lucerna o di San Gallo – non è sopportabile. Per questo bisogna limitare l’immigrazione, così ha deciso il popolo svizzero. I soli primi quattro mesi del 2014 registrano di nuovo cifre di assoluto record nell’immigrazione. Perciò, quanto stanno facendo il Consiglio federale e i partiti di centrosinistra, è irresponsabile!

Signore e Signori, non è preoccupante che oggi nella Berna federale i rappresentanti del popolo eletti non si occupano più del popolo?

Non dicono ciò che pensano. Non pensano ciò che dicono. E prima di pensare e di dire, non pensano nulla!

Ma non sono solo politici e funzionari, bensì anche singoli imprenditori e manager, che sulla questione dell’indipendenza e dell’autonomia del proprio paese mancano della necessaria lungimiranza. Per salvare i propri vantaggi economici, sacrificano il paese.

Le conseguenze a lungo termine – per esempio della libera circolazione delle persone – per il paese, per le sue opere sociali, infrastrutture e clima politico sono loro indifferenti. Finora non era questa la caratteristica degli imprenditori svizzeri. Chi minaccia costantemente di emigrare o di delocalizzare all’estero, è un cattivo imprenditore con cattivi prodotti oppure un egoista che pretende che l’intero sistema giuridico svizzero, sì, l’intera Svizzera, si adatti ai suoi prodotti – magari per nulla competitivi.

E, Signore e Signori, non lasciatevi sedurre da politici stranieri. Con dolci toni flautati si definiscono amici della Svizzera, che sarebbero d’accordo con noi. Vogliono solo aiutare noi e la nostra economia, dicono. Affermano di parlare nell’interesse della Svizzera. Dimenticando deliberatamente che noi possiamo tutelare benissimo da soli i nostri interessi. E dopo tutte queste lusinghe, arriva puntuale la legnata. Uno di loro è per esempio Joschka Fischer, già ministro verde degli esteri, le cui superficialità e ignoranza sono veramente spaventose. In un’intervista al Blick, Fischer ha affermato che se la Svizzera naturalizzasse quanto la Germania, non avrebbe il 23 bensì solo il 9%. L’alta quota di stranieri sarebbe quindi creata apposta. In realtà, la Svizzera naturalizza tre volte più persone per 1000 abitanti della Germania.

Non dobbiamo tollerare ramanzine sostenute da dati falsi. Da parte di un ex-ministro verde che, a suo tempo, firmò per l’UE l’accordo sulla migrazione con la Svizzera, ci saremmo aspettati qualcosa di più di cifre false.

Vedete, Signore e Signori, si falsano le parole, si briga, si fa come se si adempisse la volontà del popolo, per fare poi l’esatto contrario, e si briga con potenze straniere. Invece di spiegare la Svizzera all’estero, invece di difendere la Svizzera, ci si scusa per le decisioni del popolo.

Signore e Signori, ciò deve avere fine. Per questo, tutti coloro che vogliono conservare l’indipendenza della Svizzera, il diritto di autodeterminazione degli Svizzeri, la democrazia diretta, il benessere della Svizzera – tutti valori fondamentali della Confederazione Svizzera – sono esortati a finalmente a prendere il controllo della situazione!

VI.    Come la scienza conduce subdolamente nell’UE

Quando si tratta di esautorare i cittadini del loro ruolo di sovrano, anche la scienza – quanto spesso è successo nella storia – accorre in aiuto dei nuovi dittatori.

Il Consiglio federale ha affidato a uno dei più grandi euroturbo – il professor Daniel Thürer - una perizia volta a condurre la Svizzera nell’UE. L’UE costituisce una suprema “comunità di valori” e rappresenta, in quanto tale, dei valori comuni superiori. Per questo, il diritto UE è al di sopra del diritto nazionale. Attraverso tali vie contorte, il Consiglio federale vuole compiacere l’UE e concludere, nel 2016 – quindi dopo le elezioni federali – un accordo sui legami istituzionali. Ancora una volta: si tratta dell’adozione in futuro di diritto straniero e di giudici UE, e ciò in tutti i settori nei quali abbiamo sottoscritto o sottoscriveremo con l’UE degli accordi.

Se il popolo accetta questo, approderemo in punta di piedi nell’UE. Per questo dobbiamo ascoltare l’appello e il grido d’allarme che ci giungono: stiamo in guardia e prepariamoci da subito. Altrimenti un mattino ci svegliamo nell’UE.

Serriamo i ranghi, non lasciamoci ingannare e prendere di sorpresa. Non sappiamo ancora esattamente quando arriverà questa votazione del secolo. Ma sappiamo che arriverà.

VII.   Conclusione

Confederati! Guardatevi dal Morgarten, si diceva nel 1315 – quindi 700 anni fa.

Oggi diciamo: Guardatevi dalla subordinazione!

Guardatevi dalla costruzione sbagliata UE!

Guardatevi dalla strisciante adesione all’UE a opera della Berna federale!

Guardatevi da poteri statali che si comportano da dittatori, sacrificando l’indipendenza e l’autodeterminazione.

Pensiamo alla preghiera dell’alpigiano della Svizzera interna che – non lontano da qui – da montagne e prati esortava:

“Risparmiaci, Signore, da tempesta e vento

e soprattutto da tutti i consiglieri federali

che sono di nuovo a Bruxelles”

04.07.2014 | 3950 Aufrufe