Nessun segno di controllo delle frontiere esterne

L’accordo di Schengen creato dall’UE aveva per scopo la totale abolizione dei controlli alle frontiere fra tutti gli Stati dell’UE. A questo scopo le frontiere esterne dell’UE sarebbero dovute essere protette rigorosamente con un o sforzo comune contro l’immigrazione illegale. Messo per la prima volta seriamente alla prova nel 2015, il sistema di Schengen è collassato in pochi giorni.

eu-no.ch INFO del 17.09.2015

L’accordo di Schengen è vincolante anche per la Svizzera, avendo il nostro paese aderito al sistema di Schengen nell’ambito di un accordo bilaterale.

Schengen collassa

Per impedire l’immigrazione illegale, con eventuali scopi criminali, da una parte si è installato a livello europeo un sofisticato sistema elettronico di controllo delle persone denominato SIS. Dall’altra, quale organo di protezione delle frontiere esterne dell’UE, è stato creato Frontex - costituito dalle polizie di frontiera ti tutti gli Stati di Schengen.  

Nel 2015, Schengen è stato per la prima volta messo seriamente alla prova - e l’accordo di Schengen si è di fatto dissolto nell’aria nello spazio di pochi giorni. Delle unità Frontex, che avrebbero dovuto proteggere le frontiere esterne di Schengen, nessuna traccia. Frontex, dotato di milioni di denaro pubblico, si è rivelato in grado al massimo di fornire alcune cifre sulle dimensioni della dirompente immigrazione di massa - eufemisticamente etichettata dall’UE quale „ondata di rifugiati“. Ma le frontiere esterne dell’UE si sono di fatto aperte sullo stile di una «libera circolazione mondiale delle persone».

Anche l’accordo di Dublino è fallito

Anche l’accordo di Dublino - il trattato-fratello di quello di Schengen - è ormai solo carta straccia. Dublino ha stabilito in un trattato i princìpi che dovrebbero assicurare una regolamentazione unitaria valida per tutto lo spazio UE in materia d’asilo. Secondo Dublino, il primo Stato UE nel quale il richiedente l’asilo mette piede, deve registrare il nuovo arrivato ed effettuare in seguito la relativa procedura d’asilo. Stabilire quindi se il richiedente l’asilo sia veramente „minacciato nella sua vita e integrità fisica“.

L’accordo di Dublino non ha tuttavia funzionato un solo giorno dalla sua entrata in vigore. Gli Stati di prima entrata cui i richiedenti l’asilo hanno dato e continuano a dare la loro preferenza - Italia e Grecia - non hanno mai minimamente adempiuto il loro dovere di registrazione. Hanno invece fatto attraversare il paese ai nuovi arrivati, senza registrarli e incanalandoli verso i paesi confinanti - in gran parte anche in Svizzera.

Ciò che si sta attualmente scaricando sull’Europa dà solo il colpo finale e definitivo a quella che, di fatto, era già una lettera morta.

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17.09.2015 | 11700 Aufrufe