Accurata – e subdola – manovra diversiva mascherata

Cosa s’intende con il termine “preferenza indigena sul posto di lavoro”? La maggior parte della gente crede che con ciò si possano soprattutto proteggere in qualche modo i lavoratori svizzeri più anziani dalla concorrenza di giovani stranieri “più a buon mercato”. Ma questa credenza è ben lungi dalla realtà. 

Fintanto che la Svizzera sottostà al regime della libera circolazione delle persone, non basta semplicemente essere svizzero per essere considerato “indigeno”. La libera circolazione delle persone proibisce invece qualsiasi preferenza ai propri cittadini rispetto agli immigranti dall’UE. Tale preferenza, in regime di libera circolazione delle persone, è considerata una discriminazione illecita e punibile degli immigranti dall’UE.

La “preferenza indigena” privilegia tutti i cittadini UE

L’UE ha creato la libera circolazione delle persone con il dichiarato obiettivo di porre la nazionalità e il diritto di cittadinanza su un livello puramente amministrativo. La libera circolazione delle persone deve sminuire, o addirittura annullare ogni legame nazionale, ogni legame al proprio popolo e alla propria patria.

Cosicché il termine “preferenza indigena” – anche il nuovo termine “preferenza indigena light” inventato dai membri della “classe politique” amici di Bruxelles, allo scopo di dissimulare le loro reali intenzioni – non si riferirà mai alle cittadine e ai cittadini svizzeri. Della “preferenza indigena” beneficiano invece, nella stessa misura dei cittadini svizzeri, tutte le cittadine e tutti i cittadini di uno Stato UE presenti nel nostro paese che, nell’ambito della libera circolazione delle persone, hanno stabilito il loro domicilio in Svizzera. La “preferenza indigena” non protegge quindi – fintanto che la Svizzera sarà soggetta alla libera circolazione delle persone con l’UE – un solo Svizzero sul posto di lavoro. Lo Svizzero al di sopra dei 50 anni non può essere in alcun modo preferito ai molto meno costosi Portoghesi o Tedeschi. Equivarrebbe a una discriminazione illecita di un cittadino UE; una sanzione legale sarebbe inevitabile e una multa salata pure. 

Perfino gli immigranti provenienti dai cosiddetti “Stati terzi” – quindi nati al di fuori dell’UE, ma legalmente emigrati in uno Stato membro – sì, anche quelli accolti quali rifugiati da uno Stato UE, dovrebbero essere parificati agli Svizzeri. Il residente legale è, secondo le norme vincolanti dell’UE, “indigeno”. Diritti particolari e privilegi per i propri cittadini non esistono più. Per correttezza, quando si parla degli accordi legati all’ALC (clausola ghigliottina), si dovrebbe sempre parlare di «Bilaterali I» (e non di «Bilaterali»).

E l’articolo costituzionale?

Solo se la Svizzera si liberasse della libera circolazione delle persone, la “preferenza indigena” assumerebbe un carattere di priorità delle Svizzere e degli Svizzeri sul mercato del lavoro locale.

In altre parole, la “preferenza indigena” ancorata nella Costituzione federale (art. 121a) con la votazione popolare contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014, produce veramente questo effetto protettivo per le Svizzere e gli Svizzeri sul posto di lavoro. Perché questo articolo esige espressamente un nuovo negoziato della libera circolazione delle persone. Esso stacca la “preferenza indigena” dalla libera circolazione delle persone e assegnandone la realizzazione al legislatore svizzero.

Contrastando totalmente con ciò, la “preferenza indigena light”, inventata dagli spregiatori del mandato popolare del 9 febbraio 2014, non ha benché minimamente a che vedere con la priorità o la salvaguardia delle Svizzere e degli Svizzeri sul mercato del lavoro. La “preferenza indigena light” – esplicitamente dichiarata essere in concordanza con la libera circolazione delle persone UE – assicura unicamente a tutte le cittadine e a tutti i cittadini degli Stati UE soggiornanti legalmente in Svizzera e a tutti gli immigrati legalmente in qualsiasi Stato UE stabilitisi poi in Svizzera sotto il regime della libera circolazione delle persone, la totale parità di trattamento con tutti gli Svizzeri sul posto di lavoro.

Manovra diversiva

Naturalmente, gli inventori della “preferenza indigena light” – volta a ingannare la popolazione – sanno perfettamente tutto ciò. Ma sembrano preferire mordersi la lingua, piuttosto che spiegare pubblicamente, in modo comprensibile e veritiero, che una “preferenza indigena” in un regime di libera circolazione delle persone non ammette alcuna protezione delle Svizzere e degli Svizzeri.

La 2preferenza indigena light” non è altro che una vuota formula, concepita da funzionari e zelantemente copiata da certi politici, che dovrebbe far credere alla popolazione qualcosa – salvaguardia delle Svizzere e degli Svizzeri sul posto di lavoro – nonostante che in realtà avrà l’effetto contrario: con la “preferenza indigena light”, nessun Svizzero e nessuna Svizzera saranno protetti dalla manodopera a basso prezzo immigrata.

L’economia nel corsetto del burocratismo

Anche diversi responsabili di gruppi industriali – che oggi sembrano ancora credere ai luoghi comuni che circolano sulla presunta funzione protettiva della “preferenza indigena light” – potrebbero presto subire un brusco risveglio: se un’azienda volesse, per esempio, assumere nei paesi asiatici uno specialista informatico ben formato, di cui notoriamente c’è grande disponibilità in India, anche questo impiego dovrebbe essere dapprima messo a concorso pubblico e ogni residente – anche un cittadino africano “ammesso provvisoriamente” con un grande deficit formativo – potrebbe candidarsi per l’impiego. Dovrebbe essere ascoltato dall’azienda. In caso di rifiuto, la decisione dovrebbe essere motivata per scritto. E sarebbe appellabile giuridicamente. Un burocratismo che potrebbe bloccare e paralizzare ogni idea e iniziativa imprenditoriali per settimane.

Il “grazie” per questo Moloc burocratico va all’inventore di quella confezione ingannevole che è la “preferenza indigena light”, tale Philipp Müller. Nel suo paese era conosciuto una volta come Müller-diciotto-percento (perché voleva ridurre la quota di stranieri al 18%), da quando è parlamentare però, non vuole più sentir parlare di limitazione degli stranieri.

Ma chi vuole modellarsi su Bruxelles non può contemporaneamente proteggere i lavoratori anziani svizzeri dalla concorrenza straniera a buon mercato. Nessuno può servire due padroni nello stesso tempo.

Ulrich Schlüer

10.11.2016 | 3777 Aufrufe