Sulla validità dei tanto decantati studi scientifici

Nelle scorse settimane sono apparsi diversi studi, in parte commissionati dalla Confederazione, che pronosticano per la Svizzera un futuro tetro qualora non si pieghi ai desideri di Bruxelles per ciò che riguarda la libera circolazione delle persone e l’«integrazione istituzionale».

Gli studi pretendono di poter calcolare al millesimo con vent’anni d’anticipo, quale diminuzione del prodotto interno lordo la Svizzera dovrà subire, qualora dovessero cadere gli accordi bilaterali con l’UE. 

Chi consulta questi studi, rimane sorpreso di alcune motivazioni, in particolare dell’omissione di fatti importanti, che evidentemente, secondo gli autori, non influenzerebbero praticamente l’andamento dell’economia. Prendiamo posizione su cinque di questi presunti «fattori ininfluenti»:

Voglia di rescissione

Gli studi si basano sulla situazione degli accordi bilaterali nel 2018, qualora la Svizzera, in materia di libera circolazione delle persone e d’«integrazione istituzionale» non si sarà dimostrata accondiscendente vis-à-vis di Bruxelles.

Già questa prospettata situazione di partenza è discutibile. Non da ultimo, perché la caduta dei bilaterali, qualora l’UE volesse annullarli, necessita dell’accordo dei 28 Stati membri. Stati di cui, per difendersi dalle correnti migratorie che imperversano nell’Europa meridionale, almeno dieci hanno preso misure che pregiudicano sensibilmente la libera circolazione delle persone. Sono forse questi dieci Stati – l’ultimo ad aggiungersi si chiama Austria – a causa del loro autonomo agire, stati espulsi dall’UE? Oppure gli autori credono che la Svizzera, per dar ragione alle loro previsioni catastrofiche, dovrebbe masochisticamente uscire da degli accordi che prevedono la legittima pretesa di nuovi negoziati su parte delle clausole contrattuali in vigore?   

La base di tutte le relazioni economiche

Perché tacciono gli autori degli studi citati, che è l’accordo di libero scambio del 1972 a definire la base di tutte le relazioni economiche fra la Svizzera e l’Unione europea? E che fin dalla sua entrata in vigore, la rescissione di questo accordo non è mai stata considerata seriamente o richiesta né nell’UE né in Svizzera? 

Cliente solvibile

Che gli accordi bilaterali assicurino grandi vantaggi anche all’UE, che singoli accordi – primo fra tutti l’accordo di transito – siano irrinunciabili per diversi Stati UE, soprattutto per quelli con grandi ditte di spedizioni che lavorano in tutta Europa, gli autori dei catastrofici studi lo omettono semplicemente. 

Si cullano forse, gli autori di questi studi, nell’illusione che solo i funzionari di Bruxelles decidano dell’esistenza o no delle relazioni economiche fra l’UE e la Svizzera? Ignorano forse che l’economia svizzera, risp. le aziende svizzere costituiscono una clientela assolutamente fra le più interessanti per importanti imprese dello spazio UE? Da anni l’economia svizzera acquista decisamente più prestazioni di servizi e merci dall’UE, di quante le aziende svizzere ne esportino nello spazio UE. Mentre l’economia mondiale sta nel suo insieme perdendo colpi, le imprese svizzere – in quanto buone pagatrici - sono importanti e apprezzate clienti delle ditte dell’UE. Anche in Europa, gli affari fra fornitori e clienti non si effettuano agli ordini di funzionari cresciuti a suon di dogmi ideologici. A trattare sono imprenditori e produttori da una parte, e fruitori di prestazioni e acquirenti dall’altra. Come possono pensare i burocrati della Berna federale e i loro discepoli nelle associazioni economiche, che delle ditte produttive o fornitrici di prestazioni aspiranti al successo, che devono pagare salari, attuare investimenti e ammortizzare, non abbiano di meglio da fare che irritare e perdere dei clienti validi e solvibili – con il risultato di vederli passare alla concorrenza in altri paesi?

Chi considera eventuali «capricci» dei burocrati di Bruxelles di fronte a decisioni autonome della Svizzera e delle ditte svizzere quale punto di partenza di una «prognosi economica» del prossimo ventennio, è evidentemente ignorante di come si svolgono le attività economiche nei mercati funzionanti determinati dal fabbisogno e dalla produzione.

L’UE in perenne fioritura?

Ancora più improbabile è l’assunto - in questi studi volti a mettere in guardia contro le drastiche conseguenze di una non-sottomissione della Svizzera agli ordini della burocrazia di Bruxelles - che l’UE sia un’unione economica in una continua fioritura, destinata a mai interrompersi durante i prossimi vent’anni, anzi, volta a evolversi sempre di più di anno in anno.

Chi pretende di presentare credibilmente dei pronostici con vent’anni d’anticipo, dovrebbe tenere sott’occhio i fattori di cambiamento che – del tutto inattesi e che nessuno aveva preventivato – hanno influenzato massicciamente l’andamento economico mondiale e, di conseguenza, l’economia europea negli ultimi vent’anni: il collasso economico delle tigri asiatiche al passaggio del millennio, l’undici settembre e le sue conseguenze, lo scoppio della crisi dei subprime negli USA, l’estensione di questa crisi all’Europa con il terremoto che ne è derivato per le piazze finanziarie, con il conseguente sovraindebitamento di diversi Stati UE e il dissesto pilotato dall’alto della moneta unica Euro. Tutto ciò dovrebbe rimanere ininfluente sull’evoluzione economica dell’Europa?

Credono veramente, questi profeti, che il crollo di Schengen/Dublino, l’invasione dell’Europa da parte di masse poco produttive d’immigranti dal Vicino Oriente e dall’Africa, che sfruttano al massimo gli apparati sociali in tutti gli Stati, non influenzino minimamente l’evoluzione economica in Europa?  

La crisi dell’indebitamento

Credono veramente i profeti incaricati dalla Confederazione, che la tuttora irrisolta crisi dell’indebitamento non influenzi in alcun modo lo sviluppo economico dell’UE? Chiedetevi cosa provocherà l’inondazione illimitata dei mercati finanziari d’Europa con miliardi di Euro eruttati dalla stampante di Mario Draghi. Ignorano forse che all’economia europea non tocca alcuno di questi miliardi gratuiti, e men che meno lo toccano gli investimenti? 

Credono veramente i profeti, di poter sganciare la rinuncia ai tassi d’interesse negativi che affliggono i risparmiatori, dall’alimentazione di sani capitali d'investimento mediante solide misure di risparmio, liquidandola come una nota in calce all’attuale sviluppo economico?   

I creatori di debiti accelerano, per il salvataggio di Stati fallimentari, la loro politica di azzeramento degli interessi – e con questa politica portano regolarmente alla rovina casse pensioni, assicurazioni vita e altre società assicurative che dipendono in tutto e per tutto dai tassi del mercato – credono dunque i profeti di poter semplicemente tacere tale evoluzione?

Mantenere l’autonomia d’azione!

Oppure i profeti non devono dire la verità bensì, su incarico della Berna federale, nascondere al pubblico, con l’allarmismo, il fatto che questa sia diventata servile nei confronti dell’UE?

In effetti, già l’evoluzione attuale – oltre agli sviluppi nei prossimi anni – è segnata da insicurezze e imponderabilità difficilmente prevedibili. Come agiscono gli imprenditori, come dovrebbe agire uno Stato in considerazione delle prospettive future sempre più incerte?

In primo luogo, gli imprenditori, e la Svizzera quale Stato, devono mantenere una loro autonomia d’azione. Affinché si possano prendere delle decisioni nel proprio interesse e che soddisfino le proprie necessità. Lasciarsi “integrare istituzionalmente” in quel colosso che – prigioniero di un centralismo antieuropeo imposto dall’alto – è la causa principale dell’attuale crisi, è la peggiore variante di negoziato disponibile in questo momento.

La Berna federale vuole imporre alla Svizzera l’«integrazione istituzionale» nell’apparato UE, tramite un accordo-quadro ancora da stabilire definitivamente. Questo accordo-quadro defrauda la Svizzera della sua autonomia d’azione in materia di legislazione, e la sottomette ai giudici stranieri della Corte di giustizia dell’UE che, addirittura, possono emettere sanzioni contro Berna. Per assicurare il vento in poppa a questa politica di sottomissione, la Confederazione ha commissionato i succitati studi volti a farci credere in un roseo futuro nel grembo dell’UE.

Considerati gli effettivi sviluppi, la Svizzera dipende innanzitutto dalla sua autonomia d’azione mirata a difendere i propri interessi. Se si lascia «integrare istituzionalmente» nel rigido corsetto di Bruxelles, pregiudicherà la sua autonomia d’azione; e con essa anche il suo futuro.

Ulrich Schlüer

14.04.2016 | 2507 Aufrufe