Discorso di Lukas Reimann, consigliere nazionale, presidente dell’ASNI

La Svizzera è una «Willensnation» (nazione nata per volontà), composta da diversi gruppi etnici con differenti lingue e religioni. Dal 1848, è uno Stato federale – uno dei 23 al mondo e, fra questi, dopo gli Stati uniti, il secondo più longevo. La struttura statale è federalistica e poggia su tre livelli: Confederazione, cantoni e comuni. Con l’accordo-quadro, un quarto livello – quello dei burocrati UE – demolirebbe la sperimentata struttura statale svizzera.

Un quadro politico o, appunto, un accordo-quadro limita la libertà d’azione, l’indipendenza e la democrazia. Con un quadro si stabilisce un settore entro il quale ci si deve muovere. Si metteranno catene alla tradizione democratica e liberale svizzera. E ancora peggio: queste catene possono – tramite adeguamento dinamico, ossia automatico del diritto – essere strette ulteriormente. Finché ogni movimento sarà un supplizio.

Un accordo-quadro è un trattato di sottomissione: parità di diritti bilaterale e, in caso di conflitti, una commissione mista Svizzera-UE, sarebbero abolite e sostituite da un diritto UE di emettere sanzioni, legislazione straniera e applicazione straniera della stessa. La sperimentata partecipazione di popolo e cantoni alla politica estera sarebbe ridotta al minimo. Questa privazione dei diritti non è nient’altro che la fine della tradizione democratica e liberale della Svizzera. Il popolo non avrebbe più nulla da dire. Sul futuro del paese deciderebbero pochi funzionari affamati di potere: tutela straniera invece di autodeterminazione!

Perché poi un quadro? Si dovrebbe creare un quadro per «l’integrazione istituzionale della Svizzera», un eufemismo per l’adesione della Svizzera all’UE. Dopo Brexit, l’UE ha bisogno urgentemente un successo. La Svizzera quale contribuente netta – vincolata alle condizioni-quadro dell’UE – sarebbe estremamente benvenuta. Basta un’occhiata agli Stati membri dell’UE per immaginare gli effetti sulla Svizzera: il centralismo dell’UE si sta sviluppando fino a diventare un inferno fiscale con sovraindebitamento, crollo economico e iper-regolamentazioni inestricabili. L’UE al suo interno è discorde fino all’incapacità di agire. L’immigrazione incontrollata di massa e l’islamizzazione – incluso il terrorismo da parte di fanatici islamisti – sono la conseguenza di questa improvvida dittatura del funzionariato UE. Disoccupazione da record e mancanza di aspettative per la gioventù europea – senza diritto di partecipazione. Questa non è una prospettiva accettabile per il futuro della Svizzera! Come Svizzera, stiamo dimostrando che senza l’UE si sta meglio. Nelle più disparate statistiche, per esempio inerenti alla forza innovativa, alla qualità della vita, ai posti di lavoro, alla competitività, al minor tasso d’indebitamento o alla stabilità, siamo di gran lunga superiori all’UE. Non malgrado, bensì grazie alla nostra indipendenza!

L’accordo-quadro distruggerebbe questa collaudata via svizzera. Ci renderebbe contribuenti netti di una struttura marcia. I nostri straordinari diritti popolari verrebbero sacrificati; la democrazia è il nemico giurato dell’élite UE. Naturalmente, vogliamo trattare con tutto il mondo – ma senza interferenze politiche da Bruxelles. L’attuale sistema UE d’irresponsabilità organizzata indebolisce l’Europa. Lo spreco di denaro viene premiato, fino alla bancarotta. Al contrario della concorrenza fra gli Stati, la comunità di trasferimento porta all’ottusità: ci si orienta verso il basso. I buoni finanziano i cattivi, fino a quando non ci saranno più buoni. L’UE indebolisce l’Europa e preclude il futuro alla gioventù europea. La Svizzera non deve essere inchiodata come un trofeo a una parete della nave UE in procinto di affondare. Noi non ci orientiamo verso il basso, bensì ci misuriamo con i migliori di tutto il mondo.

Il vantaggio dell’Europa nei confronti degli altri continenti era la sua straordinaria molteplicità, la costruttiva concorrenza fra gli Stati. L’orientamento sui migliori. Gli Stati nazionali non hanno costruito l’Europa, per poi sciogliersi come una zolletta di zucchero nel thè. La sostituzione delle nazioni con un Superstato UE non è nella natura degli Europei. Bruxelles farebbe bene a introdurre questa visione nella sua politica. L’ostinata Euro-ideologia costerà all’Europa un occhio della testa, se i politici UE non ammetteranno di averla calcolata male. L’accordo-quadro è parte di questa politica ostinata e perdente dell’UE, non del modello di successo Svizzera.

Ogni pallone che viene gonfiato troppo, scoppia. La gonfiata UE è un modello di fine serie. Il futuro dell’Europa deve ora essere ripensato. Come Svizzera possiamo dare qualche importante contributo a questo scopo, proprio perché non siamo membri dell’UE e, senza l’accordo-quadro, non lo diventeremo mai. In tutta amicizia, una sana distanza dalla burocrazia UE significa per l’economia svizzera e per tutte le cittadine e i cittadini più sicurezza e stabilità.

Roland Baader trova per questo le giuste parole – tratte dal nuovo libro sull’opera di una vita di Baader «Das Ende des Papiergeld-Zeitalters – Ein Brevier der Freiheit» (La fine dell’era della cartamoneta – un breviario della libertà), Edizioni Johannes Müller, Berna 2016: «L’UE politica è il più grande esperimento di bricolage sociale dalla fondazione dell’Unione sovietica. Dovrebbe essere sancito da un grosso libro chiamato Costituzione europea, ma che di fatto manda al macero le Costituzioni nazionali nei quali i popoli europei hanno messo per iscritto i loro diritti conquistati durante secoli. Proprio chi considera seriamente lo spirito europeo, la libertà in Europa e la libertà degli Europei, deve combattere con determinazione questo progetto UE creato sul modello delle dittature comuniste.»

05.08.2016 | 20293 Aufrufe