A tutti i costi nell’UE

Da mesi si vocifera che fra Bruxelles e Berna siano in corso delle intense trattative segrete. Qualche volta ne giunge qualche dettaglio al pubblico. Ma adesso è chiaro: una maggioranza del Consiglio federale vuole dichiaratamente portare a termine il più velocemente possibile l’accordo-quadro con Bruxelles.

Comprensibilmente, l’opinione pubblica è tenuta poco al corrente della trattativa segreta in corso. Si ammette in generale che nemmeno Berna crede più seriamente a un’adesione completa della Svizzera all’UE.

A porte chiuse

Per il Consiglio federale sembra essere un obiettivo vitale che nessuno dall’esterno possa immischiarsi nei colloqui in corso. Per questo non informa apparentemente neppure le Commissioni della politica estera di entrambe le Camere su cosa ci sia attualmente in ballo fra Berna e Bruxelles. Il governo si rende così fuorilegge, visto che al Parlamento è garantito per legge un diritto di compartecipazione nella politica estera della Svizzera. Ma quando si tratta di Bruxelles, il Consiglio federale è notoriamente piuttosto negligente in materia di doveri costituzionali, o spesso addirittura refrattario ad eseguirli. Parlamento e opinione pubblica dovranno perciò essere d’ora in poi essere posti a tradimento di fronte al fatto compiuto, a negoziati già conclusi.

Innanzitutto i fatti. Fra Berna e Bruxelles sono attualmente pendenti due domande importanti: Primo, il sovrano svizzero, con la decisione del 9 febbraio 2014, ha incaricato il Consiglio federale di modificare l’accordo di libera circolazione delle persone con Bruxelles, in modo che l’immigrazione, cresciuta in modo esplosivo sa quando è in atto la libera circolazione delle persone, possa essere di nuovo gestita autonomamente dalla Svizzera. Secondo, Bruxelles pretende da Berna l’«integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture dell’UE. La Berna federale accetta questa richiesta di Bruxelles e ha proposto di stipulare un «accordo-quadro». Gli accordi ivi contemplati dovrebbero primeggiare su tutti gli accordi bilaterali presenti e futuri fra Berna e Bruxelles, ed essere vincolanti

L’accordo-quadro

Il pomo della discordia è quale delle due questioni debba essere risolta per prima. Poiché la Berna federale esclude i propri parlamentari da ambedue, la tabella di marcia la detta praticamente Bruxelles. E per Bruxelles è chiaro: l’accordo-quadro, quindi l’«integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture dell’UE, è prioritario. Che Bruxelles voglia applicare questo ordine di priorità è d’altronde comprensibile. Perché questo accordo-quadro pretende dalla Svizzera tre concessioni che favoriranno enormemente la posizione di Bruxelles in tutte le trattative future.

L’integrazione istituzionale della Svizzera tramite l’accordo-quadro esige infatti dal nostro paese, primo, che la Svizzera riprenda in futuro automaticamente tutte le decisioni dell’UE e tutte le leggi dell’UE su questioni regolate da accordi bilaterali o quantomeno in essi menzionate.

Secondo, qualora ci siano delle divergenze d’opinione fra Bruxelles e Berna circa l’interpretazione di accordi bilaterali, la Svizzera deve accettare che la Corte di giustizia dell’UE decida in ultima istanza e in maniera inappellabile da parte di Berna.

E terzo, la Svizzera dovrebbe riconoscere espressamente che l’UE, qualora la Svizzera non possa o non voglia accettare una sentenza della Corte di giustizia dell’UE – per esempio perché una votazione popolare in Svizzera ha deciso altrimenti sul contenzioso in questione – possa emettere sanzioni, quindi misure punitive, contro il nostro paese.

La fine della via bilaterale

Così recitano i vincoli più importanti dell’accordo-quadro, come sono stati stabiliti in un pre-accordo dagli alti diplomatici di ambedue le parti. Se questo accordo-quadro va in porto, la Svizzera dovrà cedere a Bruxelles la sua attuale libertà di decisione in materia di immigrazione. Le decisioni inerenti alla libera circolazione delle persone , e quindi anche all’immigrazione, saranno di conseguenza prese da Bruxelles; e la Svizzera dovrebbe riprendere automaticamente le decisioni di Bruxelles.

Se Bruxelles riuscisse a imporre il suo ordine di priorità, la divergenza d’opinioni sulla libera circolazione delle persone creatasi dopo la votazione del 2014, verrebbe e risolta facilmente: conformemente all’accordo-quadro, secondo cui solo Bruxelles avrebbe voce in capitolo. Alla Svizzera non rimarrebbe che obbedire – checché ne dica il sovrano svizzero, ossia popolo e cantoni.

Non c’è niente di più chiaro di cosa diverrebbe la Svizzera se accettasse questo accordo-quadro con l’UE: non sarebbe più un partner contrattuale paritario, bensì sarebbe degradata a esecutrice di ordini. Dei negoziati sono «bilaterali» solo se ambedue i partner contrattuali sono a pari livello – ossia quando discutono a parità di diritti. Se un solo partner ha il potere di comandare e l’altro deve semplicemente obbedire, la via bilaterale è morta. L’accordo-quadro non è nient’altro che un trattato di sottomissione e di privazione dei diritti. L’accordo-quadro è il killer della via bilaterale.

Adesione all’UE dalla porta di servizio

Una grande maggioranza della popolazione svizzera ritiene che la domanda d’adesione all’UE sia liquidata ormai da tempo e possibilmente per sempre.

Questa maggioranza è vittima di un inganno: se il Consiglio federale sottoscrive un accordo che fa della Svizzera una mera esecutrice degli ordini di Bruxelles, con il quale la democrazia diretta sarebbe esclusa da tutte le decisioni importanti, la Svizzera si potrebbe trovare in una posizione talmente sfavorevole, svantaggiosa, ma anche vergognosa, da far emergere ben presto l’opinione che un’adesione completa sarebbe dopotutto meglio della sottomissione di fatto avvenuta.

Su questo sembra speculare la strategia d’attacco in materia di trattative con Bruxelles, messa in atto da Burkhalter e con lui dalla maggioranza del governo federale. Il loro – finora mai formalmente annullato – «obiettivo strategico dell’adesione all’UE» diverrebbe raggiungibile attraverso la porta di servizio.

A chi vuole impedire tale evolversi della situazione rimane una sola via d’uscita: respingere senza compromessi l’accordo-quadro con l’UE.

Ulrich Schlüer

26.05.2016 | 2520 Aufrufe