Discorso di Benjamin Fischer, consigliere cantonale, presidente dei Giovani UDC Svizzera

Parlo in nome della giovane generazione di questo paese, una generazione piena di gratitudine e di rispetto per i princìpi che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno tramandato. Naturalmente non tutto è perfetto nemmeno in Svizzera, ma molte cose funzionano bene, meglio che in altri paesi, forse nel miglior modo possibile.

E, grazie a un sistema politico ben equilibrato con la democrazia diretta e un forte federalismo, anche la mia generazione dispone degli strumenti per gestire al meglio il nostro futuro e per creare i migliori presupposti per i nostri figli e i nostri nipoti. Perché vi racconto questo? Perché proprio di questi strumenti ci vogliono derubare! Incatenandosi all’UE, la Svizzera perderebbe tutto quanto è necessario per continuare a scrivere la storia di successo del nostro paese.

Sotto pressione degli affari politici quotidiani, con l’argomento dell’imprescindibilità o addirittura della mancanza di alternative, il nostro governo vuole scoraggiare la mia generazione. A questo proposito ho due cose da dire: 1. Ciò è una grave negligenza. 2. Nulla è senza alternative.

Certo, il mondo è cambiato e continuerà a cambiare, non siamo né ingenui né retrogradi. Al contrario, siamo ben consapevoli della globalizzazione, del crescente collegamento in rete e delle sfide ad esso collegate. Abbiamo bisogno di collaborazione sia in campo economico che politico, è ovvio.

Dipende da noi come scegliamo di muoverci, se vogliamo coltivare le forze del nostro paese o se vogliamo sparire – pares inter pares – nella più assoluta irrilevanza.

Certo, è una sfida per la Svizzera tutelare la nostra neutralità e la nostra indipendenza, perché le pressioni dall’esterno si fanno sempre più forti e alcuni dei nostri consiglieri federali stanno perdendo di vista l’essenziale.

Ovviamente, talvolta si devono anche accettare dei compromessi, ma mai bisogna arrendersi alle pressioni e tradire i propri princìpi fondamentali, rinunciando alla sovranità e, con essa, ai princìpi di democrazia, al federalismo e al benessere.

È fondamentale per la mia generazione conservare ciò che si è dimostrato valido in passato, rinnovando coerentemente solo quanto è risultato negativo o inefficace. Anche in un mondo nuovo possiamo coltivare quanto sperimentato in passato. Per la Svizzera, ciò significa democrazia diretta, federalismo e neutralità armata. Con il nostro sistema sofisticato e maturato durante secoli, la Svizzera costituisce un modello, non possiamo assolutamente rinunciare a questi valori fondamentali, per quanto grandi siano le pressioni. Se dei singoli politici sono sopraffatti da questa situazione, allora devono ritirarsi a lasciare la responsabilità ad altri. Tranquilli, la mia generazione troverà delle soluzioni per i problemi di domani, a condizione però che non la si incateni con un’integrazione nell’UE.

Quando si votò sull’adesione allo SEE, che sarebbe dovuto essere un quasi fidanzamento con l’UE, avevo appena un anno e non potevo difendermi. Ma altri potevano e l’hanno fatto, prima di tutti qualcuno che è presente anche oggi. Conduceste allora la campagna, nonostante tutte le avversità, le ostilità e le resistenze, vincendo di misura. A tutte queste persone, io e migliaia della mia generazione saremo eternamente grati. Oggi siamo di nuovo nella stessa situazione del 1992, e ora abbiamo io e la mia generazione il dovere di difendere il nostro spazio di manovra, la nostra libertà e, infine, la Svizzera quale Stato sovrano.

Questa è la ragione del mio impegno politico e, credetemi, ci concentreremo e uniremo tutte le nostre forze, facendo insieme tutto il possibile per impedire questo trattato coloniale.

05.08.2016 | 21088 Aufrufe