Discorso di Stelio Pesciallo, comitato dei Ticinesi

In Ticino è stato costituito già in febbraio 2015 un comitato contro la strisciante adesione all’UE per mezzo di un accordo-quadro istituzionale. È composto in misura paritaria da membri dei diversi partiti: questi sono il PLR, la Lega, l’UDC, i Verdi e Area liberale che, da parte loro, detengono mandati politici in grandi comuni come Lugano e nel Gran Consiglio ticinese.

Questa composizione apartitica è un chiaro segnale che, nei rapporti con l’UE, una maggioranza qualificata della popolazione respinge decisamente un’ulteriore integrazione nelle strutture politiche europee.

Questa posizione critica nei confronti dell’UE è una conferma dell’esito di votazioni del remoto e del più recente passato, da quella sullo SEE su su fino alla votazione contro l’immigrazione di massa del febbraio 2014.

Tali risultati non sono l’espressione di uno sconsiderato isolamento verso l’esterno, perché nel passato, il nostro cantone – sia in campo culturale, politico ed economico – ha sempre dimostrato la sua apertura mentale.

L’evoluzione dell’ultimo decennio, con l’entrata in vigore dell’accordo di Schengen e, in particolare, nel campo della libera circolazione delle persone, ha dimostrato a sufficienza come una ripresa illimitata, esagerata e automatica del diritto UE possa cambiare radicalmente le condizioni sociali, economiche e ambientali di un cantone.

E le cifre sono inequivocabili: senza contare la popolazione straniera residente, in canton Ticino lavorano circa 62'000 frontalieri. Rispetto ai 300'000 abitanti complessivi del cantone, ciò costituisce circa un terzo della manodopera.

L’attuale disagio non è quindi da attribuire alla presenza di manodopera straniera, che il cantone ha sempre avuto e alla quale non potrebbe rinunciare, bensì all’immigrazione incontrollata e illimitata dall’estero a noi vicino, che ci ha colti di sorpresa e che è avvenuta in un periodo di tempo brevissimo. Questa nuova situazione ha portato a distorsioni e derive nei diversi settori della società ticinese.

La stipulazione di qualsiasi accordo dovrebbe dapprima essere verificata per ciò che concerne le conseguenze immediate e future. Questa valutazione non è stata fatta prima dell’adesione all’accordo di Schengen e perciò il nostro paese è non solo vincolato all’osservanza di norme che hanno avuto effetti inaspettati e negativi, bensì è anche obbligato a riprendere automaticamente qualsiasi nuova norma legale emanata nell’ambito di Schengen.

Inoltre, come i recenti negoziati con l’Italia in campo fiscale e nel settore dei frontalieri hanno dimostrato, i nostri rappresentanti sono pronti a fare concessioni unilaterali alla controparte, senza pretendere dei vantaggi in cambio, come per esempio l’apertura del mercato italiano alla nostra industria finanziaria.

Dovremmo perciò evitare gli errori del passato. Ciò significa nessun vincolo contrattuale e aprioristico all’evoluzione del diritto UE. Ogni nuovo impegno deve essere oggetto di negoziati e accordi reciproci.

05.08.2016 | 21063 Aufrufe