Negoziati Svizzera-UE su un accordo-quadro

A metà novembre, due parlamentari PPD si sono informati in Lussemburgo circa le modalità di funzionamento della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) da un lato, e della Corte di giustizia dell’AELS dall’altro.   

eu-no.ch INFO del 02.12.2015

Il viaggio parlamentare della consigliera nazionale PPD zurighese Kathy Rickli e del consigliere agli Stati PPD Konrad Graber ha fatto seguito ai colloqui in corso fra Berna e Bruxelles sulla stipulazione di un accordo-quadro. Questo dovrebbe stabilire delle regole valide sia per tutti i trattati conclusi finora, sia per i futuri accordi bilaterali fra Berna e Bruxelles, con carattere superiore e vincolante.  

Diritto straniero applicato da giudici stranieri

Secondo i mandati negoziali di ambedue le parti, questo accordo-quadro dovrebbe dare vita all’«integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture UE. Ciò dovrebbe realizzarsi con il fatto che le decisioni dell’UE su fattispecie contemplate in accordi bilaterali fra Svizzera e UE dovrebbero poi essere automaticamente riprese dalla Svizzera quali decisioni successive. In caso di divergenze d’opinione, la Corte di giustizia dell’UE – dal punto di vista della Svizzera, il tribunale della controparte – deciderebbe in via definitiva e inappellabile. Se la Svizzera – per esempio a causa di una diversa decisione popolare – non potesse adottare tale decisione, le istanze dell’UE sarebbero autorizzate a emanare sanzioni contro la Svizzera.

Poiché ambedue i deputati PPD fanno parte della delegazione parlamentare AELS/UE, il segretariato di questa deputazione ha pubblicato in un comunicato del 17 novembre 2015 quanto appreso dai colloqui sostenuti da entrambi i parlamentari. 

La Corte di giustizia dell’UE emette sentenze vincolanti

Dai rappresentanti della Corte di giustizia dell’UE (CGUE), ossia del tribunale supremo dell’Unione europea, i due Svizzeri sono stati informati che questa corte «esegue solo procedure di risoluzione di controversie vincolanti per ambo le parti». Logicamente, da questa comunicazione i due deputati PPD hanno concluso che, una volta che la CGUE avrà emesso una sentenza, non ci sarà «più nulla da negoziare» – essendo la decisione definitiva.

Questo concetto non è una novità. Contraddice però chiaramente l’affermazione fatta dal consigliere federale Didier Burkhalter, capo del Dipartimento degli affari esteri, il 18 dicembre 2013 in una conferenza stampa del Consiglio federale, secondo cui la Corte di giustizia dell’UE darebbe unicamente delle «raccomandazioni». Sulla loro applicazione deciderebbero poi delle istanze politiche.

L’UE ha già contestato risolutamente questa affermazione di Burkhalter due anni fa, lo stesso giorno in cui fu espressa. Ora, anche i politici PPD fanno sapere che la dichiarazione di Burkhalter avrebbe unicamente dovuto dissimulare la perdita sostanziale di autonomia della Svizzera conseguente alla stipulazione dell’accordo-quadro.

I deputati in Lussemburgo hanno poi inoltre accertato che la CGUE potrebbe non limitarsi ad emettere sentenze inappellabili contro la Svizzera. Questa competenza accorda all’UE anche il diritto di sorvegliare costantemente il comportamento generale della Svizzera nei confronti dell’UE. Perfino i due deputati PPD riconoscono in tale obiettivo contrattuale un attacco alla sovranità del nostro paese.

È per la Svizzera più vantaggiosa la Corte di giustizia dell’AELS?

Un’altra visita è stata riservata al Prof. Dr. Carl Baudenbacher, presidente della Corte di giustizia dell’AELS, competente per i litigi nello Spazio economico europeo (SEE di cui la Svizzera non fa parte). Il Prof. Baudenbacher è svizzero, ma rappresenta nella suddetta corte il membro dello SEE Principato del Liechtenstein. Egli ha spiegato ai due parlamentari svizzeri gli effetti di una sorveglianza della Svizzera da parte delle autorità di controllo dell’AELS. Con tale sorveglianza, solo la Corte di giustizia dell’AELS deciderebbe su un’accusa di violazione degli accordi – ma ciò espressamente anche quando tale accusa di violazione nei confronti del membro di AELS Svizzera riguardasse l’UE.

È vero che ambedue i parlamentari PPD evitano di dire apertamente quale istanza di sorveglianza – quella dell’AELS o quella dell’UE – sarebbe più vantaggiosa per la Svizzera. Ma dal comunicato si evince chiaramente che alla sorveglianza sulla Svizzera da parte dell’AELS, come esiste già oggi sugli altri Stati SEE/AELS, è chiaramente da preferire al controllo da parte delle istanze UE. 

Che cosa vincola l’UE?

Si può senz’altro considerare comprensibile questa conclusione. Che tuttavia è priva di valore. Perché i due deputati PPD in visita ai tribunali europei non hanno evidentemente posto alle istanze UE la domanda decisiva, ossia se le istanze UE, qualora la Svizzera si sottoponesse alla sorveglianza dell’AELS – e quindi alla decisioni della Corte di giustizia dell’AELS – potrebbero accettare e riconoscere quest’ultime come vincolanti per l’UE. La ragione per la quale questa domanda non è stata posta è evidente: alla stessa – e i due parlamentari PPD lo sanno benissimo – è già stato risposto da tempo. 

Già nelle trattative prima del memorabile NO al trattato SEE/UE del 6 dicembre 1992, la questione della competenza giuridica in caso di litigi era il fattore cruciale. Già allora l’UE si atteneva chiaramente al principio secondo cui sia per l’UE nel suo insieme, sia per i singoli Stati membri, unicamente la Corte di giustizia dell’UE (CGUE) – quindi il tribunale supremo dell’UE – può emettere sentenze vincolanti.   

Fedele a questo principio, la Corte di giustizia dell’UE ha notoriamente non molto tempo fa proibito all’Unione europea di sottoscrivere la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Perché questa sottoscrizione avrebbe sottomesso, in casi di litici inerenti ai diritti dell’uomo, l’UE alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), quindi a un tribunale diverso dalla Corte di giustizia dell’UE (CGUE). La CGUE ha quindi disposto che il riconoscimento di «giudici stranieri» sia per principio vietato all’UE. 

Ciò che l’UE vuole imporre alla Svizzera – ossia il riconoscimento di «giudici stranieri», la Corte di giustizia dell’UE lo proibisce categoricamente all’UE stessa.

Risoluzione delle controversie fra partner a pari diritti

Esiste, per ciò che concerne la risoluzione di controversie in caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione degli accordi conclusi, una sola soluzione soddisfacente. La soluzione che gli Stati sovrani sempre scelgono quando stipulano accordi su una base di parità di diritti: per la risoluzione di controversie si nomina di regola un tribunale arbitrale, costituito da un numero uguale di rappresentanti di entrambi i partner contrattuali, generalmente presieduto da una persona neutrale, ma accettata e riconosciuta da ambedue le controparti.

Solo una risoluzione delle controversie in questa forma rispetta la sovranità e la parità di diritti di entrambi i partner contrattuali.

Ma con l’accordo-quadro cui mira l’UE, Bruxelles toglie formalmente alla Svizzera la finora riconosciuta parità di diritti quale partner contrattuale. L’UE, con questo accordo, vuole «integrare istituzionalmente» la Svizzera, sottomettendola ai suoi meccanismi decisionali.

Il previsto accordo-quadro non costituisce in alcun modo – contrariamente alle continue affermazioni dei suoi sostenitori – un «rinnovamento della via bilaterale» fra partner sovrani e di pari diritti. L’accordo-quadro porrebbe in realtà fine o meglio distruggerebbe la via bilaterale. Perché non vede più la Svizzera in qualità di partner contrattuale a pari diritti, bensì quale esecutrice degli ordini dell’UE, defraudata di qualsiasi diritto di co-decisione. L’accordo-quadro non è altro che un contratto di sottomissione.

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Fonte: «Informazione stampa», Segretariato delegazione AELS/UE, 3003 Berna, 17 novembre 2015

02.12.2015 | 13557 Aufrufe