La Berna federale rimane passiva - l’opinione pubblica è preoccupata

Per l’evoluzione o la modifica dell’accordo di Schengen, nell’UE valgono le norme del cosiddetto «diritto dinamico». In altre parole, ciò che l’apparato UE di Bruxelles modifica dell’accordo di Schengen, deve essere obbligatoriamente ripreso da tutti gli Stati aderenti al trattato. Ciò tocca anche la Svizzera, che ha aderito al trattato nell’ambito di un accordo bilaterale. 

eu-no.ch INFO del 17.09.2015

L’UE mira notoriamente a un accordo-quadro con la Svizzera, che dovrebbe «integrare istituzionalmente» quest’ultima nelle strutture dell’UE. L‘«integrazione istituzionale», secondo Bruxelles, sarebbe raggiunta quando la Svizzera riprendesse automaticamente le decisioni di Bruxelles. La Berna federale abbellisce questa procedura dicendo che, anche con questo accordo-quadro, sarebbe ancora possibile una «deliberazione autonoma». Ma tale  «deliberazione autonoma» non sarebbe libera: ne risultasse un contrasto con le prescrizioni di Bruxelles, questo avrebbe per conseguenza l’esclusione della Svizzera dagli accordi bilaterali. La ripresa automatica delle decisioni di Bruxelles e la «deliberazione dinamica» a seguito di prescrizioni obbligatorie da Bruxelles, avrebbero perciò lo stesso effetto: neanche più l’ombra di  «parità bilaterale di diritti» della Svizzera nei negoziati con Bruxelles. L’accordo-quadro degrada la Svizzera a mera esecutrice di ordini, la cui volontà viene di conseguenza disconosciuta. 

L’accordo di Schengen sottostà già oggi a questo automatismo preteso da Bruxelles: il diritto di Schengen è un «diritto dinamico». Ciò che Bruxelles decide a proposito di Schengen quale cosiddetto «diritto derivato» deve essere obbligatoriamente ripreso dalla Svizzera: un punto di partenza estremamente pericoloso, considerata la situazione attuale dell’Europa.  

Schengen sottosopra

La Germania, governata dalla cancelliera federale Angela Merkel, ha recentemente abrogato in quattro e quattr‘otto la protezione delle frontiere esterne dell’UE - prevista obbligatoriamente nell’accordo di Schengen - dall’immigrazione illegale di massa. Nel quadro di una diffusa «cultura del benvenuto» le frontiere esterne dell’UE sono state spalancate a tutti coloro che si etichettano quali «profughi». Si è così - in diametrale opposizione a tutte le intese di Schengen - scatenata un’ondata d’immigrazione verso l’Europa occidentale, che ha ben presto sopraffatto anche la Germania, meta principale degli immigranti affluenti a decine di migliaia alle frontiere dell’UE. La Germania ha così rapidamente completato la sua «cultura del benvenuto» con l’imperiosa pretesa che i migranti da lei attirati a decine di migliaia in Europa, debbano essere suddivisi fra tutti gli Stati dell’UE.

Nel diritto di Schengen, Angela Merkel vede senza dubbio la leva per l’attuazione di questa pretesa: se Bruxelles fa sua la richiesta della Germania trasformando il concetto di Schengen in un semplice meccanismo di ripartizione degli immigrati, questo sarà applicato dall’alto al basso, diritto di Schengen vincolante per tutti gli Stati che ne fanno parte - cosa peraltro già decisa da anni nel quadro di Schengen.

Una chiave di ripartizione di tutti gli immigranti, decisa da Bruxelles conformemente al diritto di Schengen, sarebbe vincolante anche per la Svizzera - non importa cosa le cittadine e i cittadini svizzeri abbiano in passato deciso in materia di diritto d’asilo. Perché il diritto dinamico di Schengen, applicato da Bruxelles, prevale sul diritto svizzero. Così vuole Bruxelles - così è stato accettato dalla Berna federale.   

Il credo dei burocrati

L’apparato UE fa apparentemente credere che - dopo che gli immigranti, dietro congruo compenso, sono stati infiltrati dai passatori nella decantata Germania - questi potrebbero «semplicemente» essere passati, per esempio, alla Romania. E lì rimarrebbero poi tranquilli - rassegnati al fatto che i presunti paradisi Germania, Svezia o Svizzera debbano rimanere nei loro sogni. 

È ridicolo che tali idee avulse dalla realtà siano trasmesse e diffuse - addirittura per bocca di una consigliera federale svizzera.

La posizione di Sommaruga

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga si è affrettata, quando l’idea della ripartizione ha cominciato a circolare nell’UE, a recarsi a Bruxelles - dichiarandosi pubblicamente pronta a sostenere la Merkel.

Cosa la spinge a questo atteggiamento? Perché, mentre la Germania e l’Austria, in vista dell’assalto in atto, reintroducono i controlli alle frontiere, afferma attraverso tutti i microfoni raggiungibili che la Svizzera «non ha assolutamente alcun problema»? Perché tutto il mondo deve sapere che la Berna federale non prende anella benché minima considerazione la reintroduzione dei controlli alle frontiere? Con tali affermazioni ottiene forse qualcosa d’altro all’infuori del fatto che passatori e migranti realizzino che il passaggio attraverso la Svizzera sia sempre aperto e che tale rimarrà ancora a lungo? Perché - come sentito al notiziario nel mattino del 16 settembre - cantoni e comuni vengono preparati dal Dipartimento di Sommaruga alla possibilità di un «flusso straordinario»?   

Cosa induce la presidente della Confederazione Sommaruga, dopo che da mesi ritarda e ostacola l’attuazione dell’iniziativa per l’espulsione e quella contro l’immigrazione di massa, a prendere tale pericolosa posizione che, da passatori e migranti è certamente interpretata come un’offerta?  

Punta la consigliera federale Sommaruga sul «diritto dinamico di Schengen» che, dal suo punto di vista, prevale sul diritto svizzero e anche sulle decisioni prese dal popolo attraverso le urne? Spera, con l’aiuto del diritto di Bruxelles, di finalmente poter eliminare completamente le tanto odiate decisioni popolari svizzere?  

Vuole, continuando a sottolineare l’apertura delle frontiere svizzere, dirigere consapevolmente i flussi di profughi nel nostro paese, affinché in pochi giorni si creino delle situazioni e degli stati di cose che non potranno mai più essere corretti - e che darebbero un colpo di spugna al diritto d’asilo qui vigente e deciso nelle urne dal sovrano svizzero?

La Svizzera riceve così una visione di cosa l’aspetterebbe, se si lasciasse «integrare istituzionalmente» nell’apparato di Bruxelles e se s’impegolasse sconsideratamente nel  «diritto dinamico» diretto da Bruxelles… 

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17.09.2015 | 11221 Aufrufe