La presidente della Confederazione sulla politica UE 

Nel suo discorso di Capodanno, la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha espresso, in nome della Svizzera nei confronti di Bruxelles, il seguente proposito: «Il mio obiettivo per il 2017 è di ritrovare la normalità nelle nostre relazioni con l’UE».

Estratto dal discorso dell’Albisgüetli del 20 gennaio 2017 di Christoph Blocher

Ma cosa sono dunque le normali relazioni con l’UE? Chi è dunque normale? E chi è anormale?

Chi decide cosa sono delle relazioni «normali»?

Fino a oggi erano delle relazioni amichevoli con tutti gli Stati del mondo, anche con l’UE; convenzioni contrattuali, senza rinunciare alla sovranità e alla libertà d’azione, con considerazione e rispetto degli interessi di entrambe le parti. Non è più così?

Ciò comporterebbe però che né un’integrazione né più precisamente un inserimento nell’UE può essere accettato!

Normale era fino a poco tempo fa in Svizzera anche che i governanti rispettassero la volontà popolare - «rispettare la Costituzione e la legge», come si dice nel giuramento d’ufficio.

Preghiamo la presidente della Confederazione Leuthard e tutto il Consiglio federale, di attenersi nel 2017 di nuovo agli sperimentati princìpi di politica estera e di preoccuparsi delle relazioni normali in Svizzera! In seguito sarà facile anche normalizzare le relazioni in Europa.

Ma purtroppo, la presidente della Confederazione, che parlava in nome del Consiglio federale, con normalità intendeva l’esatto contrario.

Per lei, la normalizzazione dei rapporti con l’UE – e l’ha spiegato alla lettera, francamente e addirittura in buon tedesco: «früher oder später ein institutionelles Abkommen.» (presto o tardi un accordo istituzionale).

Ecco. È fatta. Ha vuotato il sacco. Adesso la verità è venuta a galla.

L’accordo-quadro

La cosiddetta normalità dovrebbe trovare la sua realizzazione come segue: in un accordo istituzionale con Bruxelles, la Svizzera accetterebbe che in futuro l’UE emani per la Svizzera delle leggi vincolanti, senza la partecipazione dei cittadini svizzeri, quindi anche contro la loro volontà. Inoltre, la Svizzera s’impegnerebbe a riconoscere dei giudici stranieri. Nel 2017 dovrebbe dunque avvenire una «integrazione» nell’Unione europea! Ciò significa: buonanotte indipendenza e autodeterminazione svizzere – buonanotte libertà, buonanotte diritto di voto per noi Svizzeri!  

E ciò significa anche che la sette centenaria professione di fede svizzera «Non vogliamo giudici stranieri» sarà revocata. In breve, una Svizzera degna di questo nome non esisterà più!

No, Signore e Signori, a una tale normalità con l’UE noi rinunciamo.

Colpo di Stato

La Svizzera non può essere smantellata solo per sembrare normali ai burocrati dell’UE!

Meglio vivere in conflitto con l’UE che rinunciare alla Svizzera!

Naturalmente, lo sa anche il Consiglio federale che un accordo così ampio deve essere sottoposto al popolo e ai cantoni. Sarebbe quindi necessario un referendum obbligatorio. Ma sento già che si vuole mandare all’aria anche questo con qualsiasi espediente giuridico.

La cosa si fa sempre più critica: con la rinuncia al referendum obbligatorio, i cantoni saranno tagliati fuori, con l’accordo-quadro la democrazia svizzera sarà eliminata.

E così, il colpo di Stato sarà perfetto.

Dovete saperlo: questo accordo-quadro è praticamente bell’e pronto sul tavolo dell’UE, ma a Berna è chiuso in un cassetto.

Solo che il Consiglio federale non sa ancora bene come rifilarlo al popolo notoriamente caparbio e amante della libertà.

Il compito dell’UDC è imperativo: il nostro partito deve far sì che questa via adottata con il tradimento da un’élite indegna sia bloccata.

Christoph Blocher

 

L’intero discorso dell’Albisgüetli di Christoph Blocher lo trovate su: www.blocher.ch

26.01.2017 | 10266 Aufrufe