L’UE mette da parte il Consiglio federale

Recentemente, il presidente della Corte di Giustizia dell’UE, quindi della Corte suprema dell’UE, ha concesso a un redattore della NZZ un’intervista sul carattere vincolante della giurisprudenza della CGUE.

Il Consiglio federale aspira notoriamente a un «accordo-quadro» con l’UE, con il quale – secondo i desideri dell’UE – dovrebbe essere sancita l’«integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture dell’UE. Secondo il mandato negoziale del Consiglio federale, questa «integrazione istituzionale» dovrebbe poggiare su tre pilastri: in primo luogo, la ripresa automatica di tutte le decisioni e leggi dell’UE concernenti dei settori contemplati da accordi bilaterali. Secondo, il riconoscimento da parte della Svizzera della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) quale istanza suprema e inappellabile in caso di divergenze d’opinione. Terzo, la concessione da parte della Svizzera, che l’UE possa emettere sanzioni (quindi misure punitive) nei confronti del nostro paese, qualora la Svizzera qualche volta non potesse applicare secondo le aspettative di Bruxelles delle decisioni di quest’ultima – per es. quando in Svizzera una votazione popolare ha deciso altrimenti.

Nell’intervista della NZZ è stato posto l’accento in particolare sull’affermazione fatta dal consigliere federale Didier Burkhalter, secondo la quale le prese di posizione della Corte di Giustizia dell’UE concernenti i rapporti fra la Svizzera e l’Unione europea, avrebbero di principio solo un carattere di “parere”, la cui applicazione o non-applicazione sarebbero competenza delle autorità politiche.

Il presidente della Corte di Giustizia dell’UE, Koen Lenaerts, respinge categoricamente quest’affermazione.

Innanzitutto, Lenaerts afferma che uno dei compiti centrali della Corte suprema dell’UE è quello di stabilire obbligatoriamente in Europa il primato del diritto UE su tutti i diritti nazionali. Sotto questo aspetto, La Corte di giustizia dell’UE non è semplicemente un’istanza giuridica, bensì svolge piuttosto la funzione di «motore dell’integrazione UE».

Sull’affermazione del consigliere federale svizzero, secondo cui le decisioni della CGUE sarebbero solo dei pareri, così la NZZ descrive l’atteggiamento di Koen Lenaerts:

«Lenaerts si esprime infine con chiare parole sull’accordo istituzionale che Svizzera e UE stanno negoziando. Sarebbe previsto che, in caso di litigi sull’interpretazione di accordi bilaterali inerenti al mercato interno la decisione spetti alla CGUE ma, secondo il Consiglio federale, si tratterebbe solo di un parere, sulla base del quale un comitato di rappresentanti della Svizzera e dell’UE cercherebbero di trovare una soluzione.

Lenaerts sottolinea di non seguire personalmente i negoziati e di non volere quindi dare consigli. Conferma tuttavia che, secondo gli accordi dell’UE, le decisioni della CGUE sono sempre vincolanti: ‘Anche quando emettiamo un parere, i rappresentanti dell’UE non possono decidere nulla che sia in contrasto con detto parere».

Non sarebbe ora che il Consiglio federale ammettesse infine formalmente all’opinione pubblica svizzera di essersi sbagliato – consapevolmente o inconsapevolmente - con la sua «teoria del parere» sugli effetti dell’«accordo-quadro» per l’«integrazione istituzionale» della Svizzera nelle strutture dell’UE?

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Fonte: NZZ, 9 febbraio 2015

17.02.2016 | 2956 Aufrufe