«Studi economici» sui rapporti Svizzera-UE

La produzione di «studi scientifici» sui vantaggi che la Svizzera trarrebbe dall’assoggettamento alle decisioni di Bruxelles, sta assumendo dimensioni inflazionistiche.

Appare evidente che gli studi pubblicati dai media sono elaborati sullo stesso modello. Tutti si credono in grado di poter calcolare in anticipo al centesimo gli enormi vantaggi che ogni singolo Svizzero trarrà da efficaci accordi bilaterali fra Svizzera e UE sull’arco di venti, trenta o anche quarant’anni.

Tutti si basano sullo semplice presupposto: l’UE – così affermano gli autori evidentemente benedetti da doti profetiche – è, per così dire, in piena fioritura. Lo sarà anche fra venti, trenta e quarant’anni, e si svilupperà quindi in senso unicamente positivo – quasi fosse l’anticamera del paradiso terrestre. 

Non vi si trova niente di serio per ciò che riguarda le conseguenze sull’economia di tutta l’Europa, dell’irrimediabile sovraindebitamento di gran parte degli Euro-Stati. Niente sulle conseguenze economiche dell’inefficace corsetto europeo, nulla sull’incombente bancarotta su certi Stati membri dell’UE e degli effetti che ne faranno seguito. Niente sulla distruzione del potere d’acquisto a causa dell’accaparramento di miliardi di fallimentari titoli di Stato da parte della Banca centrale europea – con lo scopo di salvare dei candidati alla bancarotta. Niente sulle conseguenze finanziarie dell’immigrazione di massa che imperversa sull’Europa. No, tutti questi preoccupanti eventi non avranno apparentemente alcun riflesso sulla fioritura dell’UE. A questa UE sembra essere garantita una perenne congiuntura. Perlomeno così dicono i profeti nei loro studi.

Che il crollo dell’euro potrebbe avere delle conseguenze rilevanti anche sull’andamento economico della Svizzera – sotto forma di costante rafforzamento del franco -, che l’immigrazione in massa di gente in cerca di lavoro che si sta riversando anche nel nostro paese potrebbe soffocare i bilanci pubblici locali, che subordinare il nostro mercato del lavoro – una volta libero – a «misure d’accompagnamento» che lo regolano mediante ricette della sinistra letali per la prosperità, potrebbe danneggiare gravemente la piazza economica svizzera, che sacrificare l’autonomia della piazza finanziaria svizzera potrebbe avere gravi conseguenze – tutti questi effetti strettamente legati allo sviluppo e alla brama di potere dell’UE, non dovrebbero avere, nei prossimi trenta o cinquant’anni, alcun influsso sulla prosperità e sullo sviluppo della Svizzera? 

Gli studi presentati hanno ben poco a che vedere con la scientificità, molto di più ne hanno con la propaganda superficiale. Ci si sono dedicati dei “travet”, soprattutto quelli che hanno continuato e continuano a registrare acriticamente le cifre. La loro fede nell’eterna fioritura di Bruxelles è avulsa da ogni realtà. 

18.12.2015 | 1895 Aufrufe