Affermazioni e dati di fatto

In effetti, la Svizzera potrebbe decisamente presentarsi ben più determinata per ciò che concerne la collaborazione per la ricerca concordata con l’UE. I suoi esponenti politici, invece, assumono nei confronti di Bruxelles una vera e propria posizione di accattoni. 

La Svizzera, con le proprie forze, di sua iniziativa e con suoi investimenti, ha saputo costruire un’eccellente piazza globale di ricerca e di innovazione. Se prossimamente la Gran Bretagna si separerà dall’UE, il divario scientifico Svizzera-UE aumenterà ulteriormente. 

La piazza innovativa svizzera dipende non tanto dall’UE, quanto dalle condizioni-quadro al suo interno: Il sistema fiscale, gli sforzi di deregolamentazione, il collegamento in rete con tutto il mondo e lo stretto rapporto fra ricerca ed economia, sono determinanti per continuare a giocare nella Champions League globale oppure no.

Ben collegati in rete

Lo scenario svizzero della ricerca e dell’innovazione è molto ben collegato in rete. La ricerca svizzera non è unilateralmente dipendente dall’UE e dai suoi programmi. Indipendentemente dall’UE, tutte le porte e le possibilità sono aperte alla Svizzera. La Champions League della ricerca viene giocata globalmente, non regionalmente.

L’obiettivo deve essere una politica della ricerca universale e orientata globalmente. L’UE, nel panorama scientifico mondiale, svolge un ruolo piuttosto secondario. La Svizzera è tutt’altro che esclusa dalla ricerca che sta avvenendo a livello mondiale.

Horizon 2020

Anche in caso di una (peraltro realisticamente del tutto da escludere) estromissione quale membro a pieno titolo dal programma Horizon 2020, la Svizzera rimarrebbe perfettamente nella rete, tramite innumerevoli accordi multilaterali, bilaterali, regionali e tecnici, di diritto internazionale, cooperazioni e partenariati intrauniversitari. E potrebbe continuare a partecipare ai programmi-quadro in determinati settori, quale membro associato parzialmente o quale Stato terzo.

Gli scienziati svizzeri potrebbero inoltre partecipare senza restrizioni individualmente, attraverso un istituto di ricerca non elvetico, a singoli progetti; dovrebbero sì partecipare ai costi, ma potrebbero farseli rimborsare tramite sovvenzioni della Confederazione.

Dopo Brexit

Brexit apre nuove opportunità di una vera ricerca su base bilaterale, nella quale la Svizzera può investire il budget miliardario riservato per Horizon 2020 - e questo in settori prioritari della ricerca e dell’innovazione utili per gli interessi della Svizzera, senza sottostare a una specifica agenda dell’UE.

Chi in questa situazione vede tutto nero e paventa il crollo della ricerca svizzera, è motivato politicamente, male informato oppure interessato per meri motivi formali a mantenere lo status quo.

È anche efficiente?

Horizon 2020 è, dal punto di vista finanziario, indubbiamente il principale programma di ricerca a livello europeo – la domanda è solo a sapere se sia anche il più efficiente, il più mirato e il più adeguato allo scopo. Il rischio che la libertà di ricerca di un Moloch burocratico UE della scienza venga gradualmente soffocata da una strumentalizzazione e da un “agenda setting” politico, è reale.

I nuovi programmi di ricerca militari – basati anche su un nuovo trattato di cooperazione con la NATO – confermano esemplarmente questa evoluzione.

Questi sono i reali problemi che emergono gradualmente da Horizon 2020. E, dal punto di vista della Svizzera, devono essere affrontati con una coerente globalizzazione della scienza, della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione.

In Svizzera si sono sviluppate una burocrazia e una lobby della ricerca. Per motivi puramente materiali e finanziari, ma anche politici, queste ignorano gli interessi della Svizzera, focalizzandosi unilateralmente sull’integrazione nell’UE. Esse sono responsabili del fatto che, quale conseguenza di tale unilateralità, il collegamento in rete così importante per la Svizzera, per l’Europa e per il mondo viene pregiudicato.

Jürg Steinacher e Urs Vögeli

 

17.11.2016 | 42186 Aufrufe